PostHeaderIcon Il lavoro part time: quali diritti per il lavoratore?

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Nato per incrementare il tasso di occupazione femminile e giovanile in quanto idoneo a conciliare il lavoro con le cure familiari o con lo studio, il part time a seguito dei discordanti interventi legislativi è preminentemente uno strumento per soddisfare le esigenze organizzative del datore di lavoro.

Infatti nel part time cosiddetto involontario il lavoratore mantiene un’aspirazione a un’occupazione a tempo pieno.

Gli istituti del lavoro supplementare e delle clausole flessibili, entrambi - riferiti al solo part time orizzontale- introducono una zona d’ombra oltre il concetto di orario di lavoro e tempo libero, quella del tempo di disponibilità.

Esso preclude al lavoratore qualsiasi possibilità di programmazione nella sua vita e la possibilità di integrazione del reddito con un’ulteriore attività lavorativa.

Il lavoro supplementare permette al datore di richiedere una prestazione oltre l’orario giornaliero concordato nei limiti del tempo pieno, purché previsto dal contratto collettivo a norma del D. Lgs. 61/2000, come modificato prima dal D. Lgs. 276/2003 e poi dalla L. 247/ 2007.

Il consenso del prestatore è un obbligo, in quanto un suo rifiuto pur non riversandosi in un licenziamento può comportare dei provvedimenti disciplinari.

Inoltre il D. Lgs. 276/2003 abolisce il diritto al consolidamento, ossia la possibilità da parte del lavoratore di richiedere al datore o, in caso di diniego, al giudice la trasformazione a full time qualora il lavoro supplementare fosse stato svolto in maniera non occasionale.

Al lavoratore non resta che provare in un giudizio il “significativo e lungo periodo” di svolgimento di una prestazione di durata analoga a quella full time ottenendone la trasformazione indipendentemente dalla volontà delle parti,  così la sentenza  Cass. n. 5520/2004, e più recentemente Cass. n. 21160/2010.

Inoltre decorsi due anni è possibile chiedere la trasformazione a tempo pieno, mentre il diritto di precedenza rispetto ad una nuova assunzione per mansioni uguali o equivalenti esiste sempre per un part time trasformato, solo se previsto dal contratto individuale per un part time originario.

In caso di violazione di tale diritto è prevista la sola tutela del risarcimento in ragione della perdita delle retribuzioni.

L’altro istituto, quello delle clausole flessibili, permette al datore di modificare la collocazione temporale dell’orario concordato, con un preavviso di almeno 5 giorni e con diritto a specifica compensazione (es. maggiorazione o riposo compensativo), come introdotto dalla L. 247/2007.

In questo caso il sacrificio del tempo di vita del lavoratore è fortemente evidente in quanto non solo egli contrattualmente debole è obbligato a prestare il consenso ma gli è anche negato ai sensi dell’art 46 del D.Lgs. 276/2003 il diritto di ripensamento.

Già la sent. Corte Cost. 210/1992 nega la legittimità di un potere unilaterale del datore, la Cassazione precisa poi con sent. n. 22003/2008 che la flessibilità assoluta dell’orario snatura l’essenza stessa del lavoro part time in quanto obbliga il lavoratore a fronte della stabile riduzione dei compensi a una disponibilità tale da eliminare sia i vantaggi connessi alla riduzione del lavoro.

Pertanto per garantire una programmazione di vita al lavoratore occorrerebbero maggiori garanzie.

 

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