PostHeaderIcon Semplificazione dei riti e processo del lavoro

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A seguito dell'entrata in vigore del D.Lsg. 150/2011 sulla semplificazione dei riti civile, il rito del lavoro si applicherà come modello generale di riferimento al di là dei casi previsti dall’art 409 c.p.c., quindi anche a controversie che esulano dal diritto del lavoro.

L’applicazione di questo rito è comunque subordinata al rispetto dei criteri di competenza e dei principi generali del codice civile, quindi ai limiti indicati dal D.Lsg. 150/2011 all’art 2, comma 1: “Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile”.

Di seguito si riportano i caratteri, il funzionamento e i vantaggi del rito del lavoro.

CARATTERI

Il rito del lavoro è regolato dalle norme della sezione II del capo I del titolo IV del libro secondo del codice di procedura civile.

Esso si contraddistingue sotto i seguenti profili:

  1. oralità;
  2. concentrazione e immediatezza;
  3. fase preparatoria;
  4. struttura inquisitoria della fase istruttoria.

FUNZIONAMENTO

A) ATTI INTRODUTTIVI

Ai sensi del 414 c.p.c. il processo del lavoro è iniziato con ricorso, invece che con l’atto di citazione.

Vanno redatti per iscritto solo gli atti introduttivi, mentre l’ulteriore deposito di note introduttive deve essere espressamente disposto dal Giudice.

Il ricorso deve contenere l’indicazione del giudice e delle parti, la determinazione dell’oggetto della domanda, l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si fonda la domanda con le relative conclusioni e l’indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti che si offrono in comunicazione.

Ai sensi dell’art 415 c.p.c. il ricorso viene depositato nella cancelleria del giudice e il giudice provvede a fissare con decreto l’udienza di discussione; l’attore deve provvedere alla notificazione del ricorso entro 10 giorni dalla pronuncia del decreto e comunque tra la data di notificazione e la data dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a trenta giorni.

In virtù del principio di concentrazione l’art 416 c.p.c. dispone che il convenuto debba costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza mediante deposito in cancelleria di una memoria difensiva, quindi non vi è la costituzione in udienza.

Da evidenziare come nella memoria il convenuto debba prendere posizione in maniera precisa e non limitata a una generica contestazione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda. Inoltre a pena di decadenza deve indicare i mezzi di prova e i documenti che intende depositare.

In tal modo il convenuto in mancanza di contestazione non può avere ripensamenti successivi, così come l’attore ha lo stesso onere nell’udienza di discussione  rispetto ai fatti allegati dal convenuto.

Questo sistema di preclusioni è in funzione della celerità del processo.

Il convenuto può proporre domanda riconvenzionale, inserendola nella memoria. Egli ai sensi del 418 c.p.c. deve con istanza a pena di decadenza chiedere che il giudice pronunci un nuovo decreto di fissazione dell’udienza entro cinque giorni. Memoria e decreto vanno notificati a cura dell’ufficio entro dieci giorni dalla data del decreto.

La fase preparatoria impone alle parti precisi obblighi di completezza così da consentire al giudice di essere edotto sugli effettivi termini della controversia per il rapido esaurimento del processo, possibilmente in un’unica udienza di discussione.

B) UDIENZA DI DISCUSSIONE

Ai sensi dell’art 420 c.p.c. il giudice interroga le parti liberamente e tenta la conciliazione della lite. Quindi è essenziale questo contatto tanto che è sanzionata la mancata comparizione. Esaurita la fase preliminare il giudice passa all’esame del merito.

Se la causa può essere risolta subito il giudice invita le parti a concludere e pronuncia sentenza anche non definitiva, altrimenti bisogna procedere all’istruzione. In questo vi è il principio dell’ immediatezza: i tempi sono scanditi da rigorose decadenze e dal divieto di udienze di mero rinvio.

Il giudice valuta ai sensi dell’art 421 c.p.c. la rilevanza dei mezzi di prova che le parti abbiano proposto tempestivamente e con ordinanza resa in udienza ne dispone l’immediata assunzione. Il giudice dispone dei mezzi di prova in qualsiasi momento ad eccezione del giuramento decisorio al di là dei limiti stabiliti dal codice civile.

C) SENTENZA

Il giudice deve dare lettura del dispositivo della sentenza in udienza ai sensi dell’art 429 c.pc..

La contestualità della decisione è in funzione dell’oralità.

Altra particolarità ai sensi dell’art 431 c.p.c. è che il dispositivo è immediatamente esecutivo quando contiene condanne di pagamento di somme in favore del lavoratore per crediti di lavoro; la sospensione dell’immediata esecutività può essere disposta dal giudice d’appello solo quando da essa possa derivare all’altra parte un gravissimo danno. Sono altresì previsti  provvedimenti anticipatori e di condanna.

Si noti che l'articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti ai sensi del D.Lgs. 150/2011, art 2 comma 3.

VANTAGGI

Il rito del lavoro si differenzia da quello ordinario per una maggiore celerità, per uno spiccato favor alla conciliazione della controversia, per la netta distinzione tra fase preparatoria e fase istruttoria, per i più ampi poteri istruttori riconosciuti al giudice del lavoro (soprattutto attraverso l’obbligatorietà dell’interrogatorio libero delle parti) e di direzione del processo, nel tentativo di sottrarre alle parti la facoltà di determinare liberamente i tempi e i modi di svolgimento.

 

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