PostHeaderIcon Contrattazione aziendale: creazione di flessibilità per uscire dalla crisi

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In seguito all’Accordo Quadro del 22-01-2009 è stato riformulato l’assetto della contrattazione collettiva.

Esso nasce dalla necessità di un’economia delocalizzata in cui gli strumenti di articolazione contrattuale devono aderire alle esigenze degli specifici contesti produttivi.

Tale tema risulta fortemente incisivo nella vita del lavoratore in quanto la crisi economica che investe anche il nostro Paese ha portato spesso in primo piano il conflitto tra esigenze di flessibilità del  mercato e esigenze di tutela del lavoratore ponendo il dubbio circa la validità dell’apparato delle norme di tutela rispetto al mutato assetto economico.

La contrattazione collettiva è la sede dell’autonomia contrattuale del lavoratore che parte debole nella negoziazione delle volontà si affida al lavoratore collettivo, cioè il sindacato.

Il contratto collettivo rappresenta uno standard di tutela per il prestatore e anche se non ha efficacia erga omnes- in quanto contratto di diritto comune- è parametro per il contratto individuale di lavoro, in primis in merito alla determinazione della retribuzione sufficiente ex art 36 Cost.

La contrattazione collettiva è articolata su due livelli: nazionale e territoriale/ aziendale; il primo deve garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi, il secondo deve riguardare istituti che non siano già stati negoziati da altri livelli.

La contrattazione aziendale oltre a svolgere un ruolo integrativo realizza funzioni gestionali, in quanto regolamenta problematiche e bisogni interni dell’impresa adattando le regole previste a livello nazionale.

Essa permette un’organizzazione aziendale che non sia imposta unilateralmente dal datore di lavoro.

L’accordo del 2009 ha una forza dirompente in quanto consente alla contrattazione di secondo livello di derogare a singoli istituti previsti dalla contrattazione nazionale.

Occorre individuare bene la portata di tale norma alla luce soprattutto dei principi del favor prestatoris e dell’inderogabilità delle norme di tutela.

L’ordinamento infatti per il diritto del lavoro prevede che nonostante la gerarchia delle fonti una norma possa derogare a una di grado superiore qualora più favorevole per il lavoratore. Il contratto individuale soggiace alle tutele minime del contratto collettivo e della legge che non possono essere modificate o ridotte dall’autonomia delle parti.

In merito al rapporto tra i due livelli di contrattazione –essendo entrambi contratti di diritto comune- il problema si pone in termini di competenza alla stregua del collegamento funzionale che le associazioni sindacali hanno con l’attività.

Per valutare la legittimità di clausole derogatorie due sono le possibili opzioni: secondo la teoria generale la deroga ha il limite del rispetto delle norme imperative e dei diritti irrinunciabili di fonte legislativa; secondo l’impostazione che considera la contrattazione collettiva un sistema autonomo rispetto l’ordinamento statale la deroga comporta problemi maggiori in quanto la tutela approntata a livello nazionale potrebbe essere svuotata dalle pressioni esistenti all’interno dell’impresa realizzando uno scambio non equo tra mantenimento dell’occupazione e rinuncia a determinati diritti del lavoratore.

Nonostante le deroghe siano comunque decise dai rappresentanti sindacali tale modello andrebbe a menomare la dignità originaria della negoziazione nazionale.

A garanzia dei livelli di tutela l’accordo del 2009 limita la possibilità di deroga al rispetto dei parametri oggettivi e alla preventiva approvazione della contrattazione nazionale.

Quindi è necessaria la previsione di clausole che specifichino le aree lasciate alla disponibilità della contrattazione di secondo livello con la formulazione di regole certe che contemplino la valutazione della portata della deroga.

Di fatto potrebbe rivelarsi che le associazioni sindacali territoriali in via sperimentale e temporanea per far fronte a esigenze di difficoltà e a situazioni di crisi abbassino i livelli di tutela del lavoratore. Il vantaggio economico e la stabilità dell’occupazione sono il rovescio della medaglia della creazione di flessibilità.

Sarà compito delle rappresentanze in sede di concertazione operare l’opportuno bilanciamento considerando che alla contrattazione di secondo livello è affidato il rilancio della crescita della produttività e quindi delle retribuzioni reali.

 

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