Disciplina del divorzio - guida allo scioglimento del matrimonio (I parte)

La disciplina sul divorzio non è stata inserita nel corpo del codice civile ma in una legge apposita, la N. 898 del 1 dicembre 1970. “Divorzio” è, in verità, il termine atecnico, mai utilizzato nella legge – intitolata, difatti, “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” – con cui si indica genericamente la cessazione di un matrimonio, laddove la normativa prevede che il Giudice pronunci lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato con rito religioso regolarmente trascritto.

Presupposto fondamentale per proporre la domanda di scioglimento o di cessazione è che la separazione (indifferentemente giudiziale o consensuale) tra i coniugi si sia protratta ininterrottamente per almeno tre anni a far data dalla comparizione degli stessi nanti il Presidente del Tribunale. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta. La riforma introdotta dalla L. N. 80 del 2005 aveva previsto che, così come per quella di separazione, la domanda si proponesse prioritariamente al Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi e, in mancanza di questa, del luogo in cui il coniuge convenuto avesse la residenza o il domicilio. La Corte Costituzionale, con sentenza N. 169 del 2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 1 dell’art. 4 della L. 898/1970, limitatamente alle parole “del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,”, sul presupposto che, essendo per l’appunto la residenza comune cessata da almeno tre anni, non fosse ravvisabile alcun collegamento tra i coniugi e il Tribunale così individuato dalla riforma.

Sulla falsa riga del procedimento per separazione, anche il ricorso per divorzio deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda. Inoltre, al ricorso ed alla memoria di costituzione del convenuto le parti devono allegare le ultime dichiarazioni dei redditi presentate. Comparsi i coniugi nanti il Presidente del Tribunale, ed esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione, sentite le parti ed i rispettivi difensori, e se strettamente necessario, avuto riguardo soprattutto alla loro età, anche i figli minori, il Giudice emetterà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti ritenuti opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole. Alla fase presidenziale segue quella ordinaria nanti il giudice istruttore.

Una peculiarità del rito, prevista dal citato art. 4 al co. 12, consiste nella possibilità che il Giudice, su istanza di parte, emetta sentenza non definitiva di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, proseguendo il processo in ordine alla determinazione dell’assegno di mantenimento. Qualora la sentenza parziale non venga immediatamente appellata passerà definitivamente in giudicato, e la cancelleria ne curerà la trasmissione in copia autentica all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune in cui il matrimonio era stato trascritto, affinché proceda all’annotazione nei Registri. Il divorzio avrà efficacia, a tutti gli effetti civili, dal giorno dell’annotazione. E’ buona prassi che già in sede di conclusioni del ricorso si domandi al Tribunale l’ordine di annotazione dell’emananda sentenza.

Naturalmente, anche per il divorzio è possibile, ed auspicabile, proporre domanda congiunta contenente le condizioni, frutto dell’accordo tra i coniugi, che il Tribunale recepirà nella sentenza.

Seconda parte