Il ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - separazione e divorzio

Dal combinato disposto degli artt. 156 co. VII c.c. e 710 c.p.c. risulta che i provvedimenti resi in sede di separazione nell’interesse della prole e dei coniugi possono essere sempre modificati con le forme del procedimento in camera di consiglio. Preliminarmente occorre sottolineare l’anomalia, insita nelle norme citate, rispetto all’intangibilità del giudicato, anomalia che deve essere apprezzata tenendosi presente la natura della materia in oggetto, caratterizzata da un continuo divenire che giustifica, pertanto, l’adeguamento dei provvedimenti giudiziali rebus sic stantibus.

 

Rientrano nel novero dei provvedimenti modificabili: l’affidamento dei figli minori, l’attribuzione dell’esercizio della potestà genitoriale, le modalità di esercizio del diritto di visita, le disposizioni relative alla misura e modalità del contributo al mantenimento della prole e del coniuge. L’elencazione non può considerarsi tassativa, non sussistendo ragione alcuna per escludere, ad es., il provvedimento di assegnazione della casa coniugale.

Necessario presupposto della richiesta di modifica è, come più sopra accennato, il sopravvenire di circostanze nuove determinanti un mutamento della situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della separazione. Traendo spunto dalla pratica, la perdita dell’occupazione lavorativa, o più in generale l’incolpevole diminuzione del proprio reddito, o, al contrario, la migliorata situazione economica dell’obbligato, costituiscono senz’altro esempi di quei “giustificati motivi” che il Giudice potrà prendere in considerazione ai fini della modifica dei provvedimenti. Ad ogni buon conto, le circostanze nuove addotte dovranno essere sottoposte dal Giudicante ad un vaglio rigoroso, al fine di evitare che vengano riproposte, magari con qualche semplice aggiustamento, richieste già respinte nell’ambito del procedimento principale.

La scelta del rito camerale comporta che la domanda sia introdotta mediante ricorso al Tribunale ordinario. Il Presidente nomina un relatore che riferirà in camera di consiglio. Sentite le parti, si procede all’eventuale ammissione ed assunzione dei mezzi istruttori. Ogni mezzo istruttorio è astrattamente ammissibile, inclusa la testimonianza, che non sarà meramente sommaria. Si tratta, pertanto, di un vero e proprio procedimento contenzioso al quale, in primo luogo per l’esigenza di celerità che dovrebbe sempre informare la materia, si attribuisce la veste di procedimento in camera di consiglio, proprio della trattazione degli affari di volontaria giurisdizione. In seguito all’intervento della Corte Costituzionale (sentenza n. 416 del 09-11-1992) è divenuto obbligatorio, in giusta contiguità con il procedimento di separazione, l’intervento del Pubblico Ministero nell’ipotesi di richiesta di modifica di provvedimenti riguardanti la prole. All’esito del giudizio, il Tribunale si pronuncerà mediante decreto, reclamabile presso la Corte d’Appello entro il termine perentorio di dieci giorni, decorrenti dalla data della comunicazione del decreto, se è stato reso nei confronti di una sola parte, o della notifica, nel caso di pluralità di parti.

Benché si riferisca alla modificazione dei provvedimenti conseguenti la separazione giudiziale, la richiamata normativa troverà applicazione anche in riferimento alle condizioni della separazione consensuale.