Regolamento di giurisdizione d'ufficio e translatio iudicii

Per lungo tempo la declinatoria di giurisdizione ha rappresentato per i giureconsulti uno spettro dal quale prendere le distanze, data l’assenza di un meccanismo processuale di trasmigrazione speculare a quello dell’art.44 c.p.c., cagionando pregiudizi tanto per gli operatori giuridici quanto per le parti sostanziali della lite.

La questione sulla giurisdizione, condicio sine qua non dell’esistenza del processo, è uno dei temi più insidiosi dello scire giuridico che ha visto coinvolto sia la Corte di Cassazione (sent. n.77/2007) che la Corte Costituzionale (sent. n.4109/2007).

Attualmente la lacuna denunciata dai due sopracitati organi giurisdizionali è stata colmata dal legislatore con l’art. 59 della legge n. 69 del 2009, in ordine al quale di rilievo interesse è il cd. regolamento di giurisdizione d’ufficio.

Con riferimento alla clausola di salvezza del comma 3, ove dispone che “restano ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione” i giudici di legittimità (Cass. SS. UU. ord. n.2716/2010, si V. anche ord. n.14828/2010) hanno concluso che, anche a seguito dell’entrata in vigore della disposizione in parola:

1) il regolamento preventivo di giurisdizione conserva la sua natura non impugnatoria, trattandosi di uno strumento facoltativo di definizione celere della questione di giurisdizione;

2) le decisioni sulla giurisdizioni sono suscettibili di giudicato formale;

3) che il passaggio in giudicato di tale sentenze preclude l’esperimento del regolamento preventivo di giurisdizione.

Una soluzione che può comportare il problema del “doppio binario”, vale a dire la contemporanea pendenza del processo dell’appello e la riassunzione dinnanzi al magistrato indicato come munito di giurisdizione. In tal caso, come la dottrina maggioritaria suggerisce, il giudice ad quem dovrà esperire il regolamento di giurisdizione d’ufficio e il giudice d’appello dovrà decidere se sospendere il procedimento in attesa della decisione ovvero anticiparla con una propria pronuncia di rigetto del proposto appello. Sebbene si tratti di un meccanismo non omogeneo, dal momento che la sua operatività dipende dall’apprezzamento dei giudici, ha il pregio, da un lato, di creare il diseconomico effetto di obbligare la parte ad aspettare il passaggio in giudicato della sentenza sulla giurisdizione; dall’altro, di non mutare il consolidato indirizzo sul dies ad quem per la proponibilità del regolamento di giurisdizione.