Il titolo esecutivo e l'opposizione all'esecuzione: è precluso il giudizio nel merito

I titoli esecutivi di formazione giudiziale hanno posto alcuni problemi concernenti la preclusione, in sede di opposizione all’esecuzione,  di fatti modificativi od estintivi del titolo anteriori alla sua formazione.

Costituisce un principio ormai consolidato quello secondo cui “nel giudizio di opposizione all’esecuzione è possibile contestare solo la regolarità formale o l’esistenza del titolo esecutivo giudiziale, ma non il suo contenuto decisorio. La violazione di tale regola da parte dell’opponente costituisce causa di inammissibilità, e non di infondatezza, dell’opposizione, e come tale è rilevabile d’ufficio dal giudice in grado d’appello” (Cass. sez I° 2008/22402)

Nello stesso senso il Tribunale di Milano sez. III, 20/05/2008, n. 6518 Giustizia a Milano 2008, 5 40):

“Eventuali fatti estintivi o modificativi del diritto azionato con un titolo di formazione giudiziale che si siano verificati anteriormente alla formazione del titolo medesimo non possono essere fatti valere con opposizione all’esecuzione, dovendo essere oggetto di specifiche eccezioni nel giudizio di merito che ha portato all’emissione del titolo esecutivo e che, in ogni caso, non è consentito all’opponente contestare ( e al giudice dell’esecuzione verificare) la correttezza nel merito delle pronunce giudiziali azionate esecutivamente. Se tali eccezioni sono state proposte nel giudizio di merito e non ritenute fondate dal giudice che ha emesso il titolo, il debitore non potrà, con l’atto di opposizione all’esecuzione, che non è un giudizio di impugnazione del titolo medesimo, contestare la correttezza della pronuncia giudiziale, potendo solo azionare gli strumenti specificamente previsti dall’ordinamento per l’impugnazione dei provvedimenti giudiziali.”

In sostanza è sotteso alle pronunce il piu’ ampio principio in tema di esecuzione: soltanto il giudice dell’esecuzione puo’ sospendere l’esecuzione. Soltanto il giudice del titolo di formazione giudiziale puo’ sospendere la provvisoria esecutività. Detto principio è posto per la correttezza dei rispettivi procedimenti ed impeditivo alla formazione di confliggenti giudicati.

Quanto, poi, all’ulteriore problema insorgente dalla contestazione del “quantum” in sede di distribuzione, disciplinato dall’art. 512 cpc., il II° comma di detta previsione rimette al giudice il potere di sospendere l’esecuzione.

Da cio’ consegue che al pregiudizio prospettato dal debitore reclamante puo’,sulla base delle somme pignorate, del credito precisato dal procedente e degli acconti  di cui siasi fornita dimostrazione, ovviarsi, ove ne ricorrano le condizioni, mediante la sospensione della distribuzione disposta dal G.E. - anch’essa reclamabile ex art. 624 cpc -, precisando, in via di necessaria esplicitazione, che costituisce un istituto diverso, per presupposti, finalità ed oggetto, dalla richiesta sospensione dell’esecuzione.

Nel caso che il processo debba essere riassunto innanzi al Giudice del lavoro , in quanto riguarda crediti derivanti da un rapporto di lavoro subordinato, troveranno applicazione le norme di cui agli artt. 616 e 618 bis c.p.c..

In seguito alle modifiche apportate dalla L. 52/2006 la Cass. (V. Cass. civile sez. lavoro 11/02/2010 n. 3230, Giust. civ. Mass. 2010, 2) ha statuito:

“ In tema di opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, l’art. 618 bis, comma 2 c.p.c., come modificato dalla l. 52/ del 2006, nella parte in cui prevede che in caso di opposizioni proposte ad esecuzione già iniziata la competenza del giudice dell’esecuzione resta ferma solo nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza, fa riferimento ai soli provvedimenti ordinatori e interinali (quali la sospensione dell’esecuzione), cosicché, relativamente alla fase di merito, non sussiste piu’ ostacolo all’operatività della regola dettata dal comma 1, secondo cui trovano applicazione le norme sulle controversie di lavoro (e previdenziali), ivi comprese quelle sulla competenza territoriale”.