Il principio di semplificazione amministrativa e la D.I.A. - test

Indice articoli

Si suole distinguere tre diverse categorie di istituti espressivi del principio di semplificazione. In una prima categoria rientrano gli accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento amministrativo (art. 11 l. n. 241/90), la conferenza di servizi (artt. 14 a 14-quinquies), la possibilità riconosciuta all’amministrazione di procedere a prescindere dall’acquisizione (obbligatoria o facoltativa) di pareri da parte di altre amministrazioni ove le stesse non provvedano entro il termine di 45 giorni dalla richiesta (art. 16), ovvero la possibilità riconosciuta alle amministrazioni procedenti di richiedere le valutazioni tecniche previste dalla legge o regolamento ad altre amministrazioni ove l’amministrazione richiesta non renda la valutazione nei termini ( art. 17 ).

Si tratta di una serie di istituti che valgono a designare la c.d. semplificazione in senso stretto quale esigenza di riduzione delle fasi del procedimento amministrativo ed accelerazione nella definizione dello stesso. In una seconda categoria rientrano quegli istituti espressivi di una semplificazione intesa quale delegificazione, ovvero quale sostituzione della fonte primaria con la fonte secondaria ( regolamentare ) sia nella disciplina dell’organizzazione amministrativa sia in materia di attività e procedimento amministrativo in materie non coperte da riserva assoluta di legge. In una terza categoria rientrano una serie di istituti di semplificazione intesa quale liberalizzazione.

In tale ambito occorre distinguere due diversi accezioni della semplificazione concepita quale liberalizzazione. In una prima accezione si intende la deregolamentazione amministrativa, cioè la sottrazione al regime amministrativo di alcuni settori dell’attività privata. In tale ottica si inquadra l’art. 4, comma 3, lettera c), l. n . 59/97, che nel prevedere il conferimento da parte delle regioni in favore di comuni ed enti locali delle funzioni che non richiedono l’unitario esercizio a livello regionale, richiama i principi di efficienza ed economicità anche con la soppressione delle funzioni e dei compiti divenuti inutili. In una seconda accezione la semplificazione/liberalizzazione  è intesa quale facilitazione del privato nelle modalità di accesso a talune attività amministrative ovvero quale riduzione degli oneri a carico dello stesso nel corso del procedimento amministrativo.

In tale ambito si inquadra l’istituto del silenzio-assenso  di cui all’art. 20 della l. n. 241/90 il quale stabilisce che il silenzio dell’amministrazione sull’istanza del privato preordinata ad ottenere un provvedimento amministrativo equivale ad accoglimento della domanda ove l’amministrazione nei termini di cui all’art. 2 della citata legge non abbia comunicato il proprio diniego ovvero non abbia indetto una conferenza di servizi. Sempre in tale ambito si inquadra altresì la dichiarazione di inizio di attività di cui all’art. 19 della legge sul procedimento amministrativo. Attraverso tale istituto l’interessato che intenda intraprendere un’attività economica privata  per la quale è richiesta un’apposita autorizzazione amministrativa, comunque denominata, e il cui rilascio dipende esclusivamente dall’accertamento dei presupposti e requisiti  previsti dalla legge o da atti amministrativi generali, potrà iniziare lo svolgimento della stessa grazie ad una sua dichiarazione corredata dalle attestazioni e certificazioni normativamente richieste. Si tratta sostanzialmente della sostituzione del regime delle autorizzazioni amministrative concernente l’esercizio di attività economiche private con apposite dichiarazioni sostitutive rese dall’interessato.