Il principio di semplificazione amministrativa e la D.I.A. - Quarta parte

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Viceversa, ove si aderisca alla seconda tesi, così come opina la giurisprudenza di merito,  la DIA  sarà suscettibile di autonoma e diretta impugnazione in sede giurisdizionale. Quanto ai poteri esperibili dalla P.A. dopo la presentazione della DIA, si osserva che i termini per l’esercizio dei poteri inibitori citati ha carattere perentorio, tuttavia l’inutile decorso degli stessi non vale a sanare e render lecito un intervento edilizio comunque non rispondente alle prescrizioni legislative o regolamentari. Pertanto, accanto ai poteri inibitori, si riconosce la possibilità per la P.A. di esercitare poteri repressivo-sanzionatori, così come previsto in generale dall’art. 21 l. n. 241/90 e , con riferimento alla DIA edilizia, dall’art. 23 d. P.R. 380/01.

Resta ferma in ogni caso la possibilità per l’amministrazione di agire in autotutela ai sensi degli att. 21-quinquies e 21-nonies. Le peculiarità del potere di autotutela rispetto alla DIA  emergono in tutta evidenza ove si tenga conto dell’ agire in autotutela sollecitato rispetto ad altro titolo abilitativo, per esempio il permesso di costruire. In tale ultima ipotesi a fronte dell’istanza del privato volta a sollecitare l’intervento in autotutela dell’amministrazione non si colloca alcuna posizione di interesse legittimo del privato, bensì un mero interesse di fatto, pertanto la P.A. non ha alcun obbligo di provvedere ed il suo eventuale silenzio non costituirà rifiuto impugnabile ai sensi  dell’art. 21-bis citato.

Il Consiglio di Stato ha precisato che l’autotutela è un potere tipicamente discrezionale, per cui la P.A. non è obbligata ad esercitarlo e qualora lo faccia deve effettuare una valutazione circa la sussistenza o meno di un interesse che giustifichi la rimozione dell’atto, valutazione di cui essa è la sola titolare e non è obbligata a farlo in caso di situazioni già definite con provvedimento inoppugnabile, considerato che la certezza delle situazioni giuridiche già definite è essa stessa un bene irrinunciabile posto a tutela dei cittadini , non eludibile attraverso la procedura di silenzio-rifiuto formatosi su un’istanza volta ad ottenere l’annullamento o la modifica di precedenti determinazioni non impugnate nei termini e forme di rito. Le considerazioni suesposte non valgono nell’ipotesi in cui l’intervento edilizio sia avvenuto in base a DIA, in quanto le esigenze da salvaguardare in caso di permesso di costruire non corrono pericolo ove si tratti di DIA.

L’esigenza che non sia superata la regola della necessaria impugnazione dell’atto amministrativo nel termine di decadenza è garantita dal fatto che in caso di DIA non si è in presenza di un provvedimento amministrativo. L’esigenza di certezza delle situazioni già definite non ha lo stesso peso in caso di DIA poiché la DIA  è una mera dichiarazione del privato ( e non un provvedimento ormai inoppugnabile), pertanto, non può essere oggetto di impugnazione da parte di terzi. E’ evidente allora che il terzo sia titolare di un interesse legittimo a che l’amministrazione agisca in autotutela, la quale a sua volta ha un obbligo di provvedere, inadempiuto il quale il privato sarà legittimato ad agire attraverso la procedura di silenzio-rifiuto di cui al citato art. 21-bis. Resta fermo il carattere discrezionale dell’autotutela subordinata alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale non coincidente col mero ripristino della legalità violata, inoltre si dovrà tener conto degli interessi dei controinteressati, del decorso del tempo e del legittimo affidamento ingenerato dalla DIA.