Il principio di semplificazione amministrativa e la D.I.A. - Terza parte

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La novità più importante è stata l’ampliamento del campo applicativo della D.I.A. attraverso al previsione delle concessioni non costitutive e le domande di iscrizione in albi o ruoli, ma soprattutto attraverso l’eliminazione dell’inciso facente riferimento all’esclusione dell’operatività della D.I.A. con riguardo a quegli atti il cui rilascio rimandi all’esperimento di prove comportanti valutazioni tecnico-discrezionali. Tale modifica ha sollevato dei dubbi concernenti  l’operatività o meno della D.I.A. con riferimento agli atti amministrativi il cui rilascio comporti valutazioni tecnico-discrezionali.

Una prima tesi, valorizzando la differenza del dato normativo rispetto alla precedente formulazione, ha ritenuto che tale modifica comporti l’ampliamento del campo operativo della D.I.A. anche con riguardo agli atti il cui rilascio implichi valutazioni tecnico-discrezionali. Tuttavia tale affermazione non è pacificamente condivisa, infatti una seconda opzione interpretativa ritiene che l’omissione del legislatore risponde all’inutilità dell’inciso in esame considerato l’utilizzazione del termine “accertamento” che rimanda a una verifica secondo criteri obiettivi ed univoci e, dunque, limita l’operatività della D.I.A. all’ambito dell’attività vincolata. L’opinione maggioritaria, tuttavia, sposa la prima tesi adducendo molteplici argomenti a sostegno della stessa.

Si fa notare come la legge n.80/05 abbia ampliato il novero delle fattispecie oggetto di esclusione dal campo operativo della D.I.A., il che non si comprenderebbe con un intento di limitare la D.I.A. alle sole autorizzazioni vincolate. Il legislatore, infatti, vuole che la nuova DIA operi anche con rifermento alle ipotesi di attività amministrativa comportanti valutazioni tecnico-discrezionale, ma conscio della possibilità di un’eccessiva dilatazione del campo applicativo della DIA, ha provveduto ad ampliare il novero delle fattispecie oggetto di esclusione. Inoltre, ove l’intento del legislatore fosse quello di limitare la D.I.A. alle sole fattispecie comportanti attività vincolate, considerato l’ampliamento delle fattispecie oggetto di espressa esclusione, si determinerebbe un restringimento del campo applicativo della D.I.A. maggiore rispetto a quello risultante dalla precedente formulazione, ciò che contrasterebbe con gli intenti di liberalizzazione della legge n.80/05. Il riferimento poi ai pareri di organi od enti appositi previsti dalla legge ai fini del rilascio dell’autorizzazione  (comma 3, ultima parte, art. 19) , lascia supporre l’applicabilità della D.I.A. anche ad autorizzazioni connotate da una sia pur limitata discrezionalità tecnica. Vi è poi l’espressa previsione che fa salva in ogni caso la possibilità per la P.A. di esperire il potere di revoca ex art. 21-quinquies, ciò che presuppone l’esistenza di margini di discrezionalità in capo alla P.A.

Particolarmente discussa è la natura della DIA. Una prima tesi ritiene che si sia al cospetto di un atto del privato, sicché la legittimazione allo svolgimento dell’attività del privato si fonderà direttamente sulla legge. Un secondo orientamento, invece, ritiene che si tratti di un provvedimento amministrativo tacito derivante da una fattispecie a formazione complessa che esige la verifica dei presupposti formali e sostanziali richiesti dalla legge nonché il decorso del termine di 30 giorni dalla DIA senza che siano stati esercitati i poteri inibitori previsti dalla legge. L’adesione all’una piuttosto che all’altra tesi ha delle ricadute sul piano pratico notevoli, si pensi alla tutela del terzo contrario all’intervento edilizio effettuato in base alla DIA. Orbene, ove si aderisca alla tesi della DIA quale atto privato, la tutela del terzo passa attraverso la sollecitazione dei poteri sanzionatori e di autotutela della P.A. e, in caso, di inerzia, potrà impugnare il silenzio dell’amministrazione attraverso la procedura di silenzio-rifiuto di cui all’art. 21-bis della legge n.1034/1971.