Stato di diritto e stato sociale: il timore della palingenesi o dello status ex quo ante?

Vi sono copiosi motivi per sottolineare la pericolosità della finanziarizzazione dell’economia, realizzatasi in un momento storico preoccupante dopo l’implosione del sistema collettivistico, in particolare l’aumento della criminalità e della corruzione.

La criminalità economica si occupa delle azioni illecite nell’ambito d’attività economiche, imprenditoriali o finanziarie, nonché delle attivita’ professionali effettuate da personaggi che occupano elevate posizioni e, quindi, capaci di influire sulla qualita’ di vita dei consociati in un ordinamento od, addirittura, a livello globale.

La criminalità economica è una disciplina sorta recentemente. La compenetrazione di questi illeciti con le attivita’ produttive, finanziarie o professionali consente la commissione di illeciti, in quanto l’attivita’ si prospetta all’esterno, verso i consociati, cioè, come attivita’ lecita ed istituzionale nell’ambito di attivita’ di impresa, bancaria e professionale. Per converso le finalità raggiunte da questa attività si concretizzano in favoritismi verso gruppi di potere, coperture di gestioni finanziarie criminali, spalmando le perdite con denaro pubblico o sottratto in modo anomalo, dalla ricchezza dei privati, oppure con attivita’professionali che svuotano di contenuto principi radicati nell’ordinamento in tema di tutela del patrimonio. La conseguenza è che l’indice di occultamento di questi reati è elevatissimo e molti fattori contribuiscono a garantire un alto tasso di immunità agli autori. In primo luogo la stessa codificazione legislativa punisce certi reati il cui danno sociale è enorme, con pene risibili o addirittura contravvenzionali, il che non comporta un particolare disagio agli autori.

Un’ulteriore difficoltà consiste nella difficile identificazione di questi illeciti, abilmente mascherati da una tecnostruttura e, pertanto, l’individuazione da parte di un’attività preventiva di controllo atta ad impedire gli effetti dannosi di dette attività è, se non impossibile, quantomeno lenta e laboriosa.

Inoltre la classificazione di queste attività è praticamente impossibile, per cui è parimenti impossibile l’applicazione di una norma penale. Infatti nelle legislazioni civili il contenuto della norma penale deve riferirsi ad una fattispecie tipica e determinata (nullum crimen sine lege), in altre parole se non esiste una norma tipica incriminatrice di un fatto e di una condotta specifica e determinata, il reato non esiste. Cio’ spiega perche’ in questa disciplina si preferisce usare il termine disonesto (in inglese “unfair” o, piu’ recentemente, il termine di “economia canaglia”). La conseguenza è che queste condotte garantiscono l’impunità sotto il profilo penalistico. L’assenza di specialisti sia nel campo giudiziario che negli organismi di controllo , oltre ad impedire gli stessi controlli, non facilita nemmeno la prospettazione di un’esatta informazione dei meccanismi di queste attività che, come abbiamo visto piu’ volte, sono addirittura elogiate nel nascere dalla stampa specializzata.

Secondo la maggioranza degli autori in materia sono pertanto di tutta evidenza le collusioni tra queste forme e il potere politico.

Le norme garantistiche nel campo del diritto penale, le norme processuali che rendono difficili gli accertamenti, il patteggiamento (plea bargain), e un’allargata politica di “favor rei” consentono ampi margini di impunità o inadeguatezza della pena non solo agli autori di questa forma di criminalità, ma anche a quelli delle c.d. sottoculture criminose, cioe’ i delitti comuni previsti dai codici penali.

In sostanza vi è un intersecazione tra le attività di subcultura criminale, di criminalità economica, di elusione o frode dei dettati di legge.

A questo punto resta a dire della condotta delittuosa degli uomini di governo. Questi episodi sono presenti in tutti i paesi e in tutte le epoche storiche, onde non a caso si è parlato di “indifferenza legislativa”, attribuendo al termine un significato atecnico.

Nei tempi attuali, limitando le osservazioni al campo economico ed ai fatti commessi da uomini di governo e comunque da politici operanti nelle strutture dello Stato, questi episodi delittuosi assumono, generalmente, tre aspetti principali.

Il primo consiste nel favorire anche con l’introduzione di modelli contrari all’economia e alla distribuzione dei redditi, interessi pecuniari di gruppi anche a danno della collettività. Il secondo quello della prevaricazione con ogni mezzo (compreso l’avvio dei processi politici, espediente non d’oggi, come ci insegna la storia di Roma, in particolare nel periodo ciceroniano) contro gli avversari politici, falsando l’informazione mediatica.

La terza forma, la piu’ grave e subdola, si concretizza nell’attivita’ di gruppi politici tendente a formare nel tempo un sistema economico politico che non rispetti le regole costituzionali, mascherato da una struttura altrimenti democratica. (Esempio in questo senso in passato fu il nazismo, giunto al potere con l’assenso democratico, i cui effetti si sarebbero rivelati col decorso del tempo).

Le conclusioni che si cavano da queste esposizioni vanno nel senso che queste attivita’ non rispettano i diritti costituzionali e provocano tensioni sociali che, nell’ottica della disciplina economica, sono, appunto, antieconomiche, sia a livello dell’interesse privato, sia pubblico nel senso che all’ordinamento si sovrappongono interessi non meritevoli della tutela statale prospettati all’esterno nella forma solo apparentemente legalitaria.

Questo fatto, tuttavia, non è ignoto agli storici dell’economia e si verifica particolarmente quando le innovazioni scientifiche e tecnologiche trasformano il tessuto connettivo sociale, provocando istanze sociali finalizzate ad un miglioramento della qualità della vita. In tal senso la nostra (sommessa) opinione conchiude nel senso che alle trasformazioni sociali difetta la risposta istituzionale, laddove non vi siano le riforme adatte alla mutazione del ciclo economico, causata dalla “vischiosità” (termine dell’economia) di forze storico politiche contrastanti.

E’ ancora opportuno accennare, per quanto concerne il potere mafioso e le organizzazioni criminali mondiali, che queste associazioni, come i poteri occulti d’altronde, hanno interesse a ripulire il denaro acquisito con la loro attività e pertanto cercheranno di approfittare delle anomalie del sistema per riciclare i proventi dell’attivita’ delittuosa. E’, dunque, appena il caso di sottolineare i danni che questa attivita’ comporta per le economie perche’ queste figure criminose investono istituzioni creditizie che non sono affatto utili all’economia e pertanto nel procedimento di finanziarizzazione si verifica anche questa forma, subdola e pericolosa, di illecito. Di conseguenza, attraverso la prospettazione legittima della figura di societa’ ed impresa viene lesa quella fascia di interessi costituzionalmente protetti, che, per converso, dovrebbe essere degna della massima tutela, comportando, inoltre delle minori capacità reddittuali dei consociati.

I disastri provocati dai “promotori finanziari” e dalle società finanziarie sono sotto gli occhi di tutti. Un sistema miope non ha voluto prevedere i controlli e nemmeno sanzionare penalmente in modo rigoroso i responsabili di tali episodi. Questa colpevole mancanza di tutela si è rivelata il peggior nemico del sistema occidentale, per la nefasta influenza sul reddito aggregato nonche’ sulla gestione economica.

Ora, la più semplice delle osservazioni ci permette di comprendere i motivi della crisi dello stato di diritto, al quale è subentrato il c.d. “stato sociale” agli inizi del secolo scorso ed oggi in crisi profonda. Oltre ai motivi sociali, l’evoluzione scientifica, la richiesta di benessere dovuta alle mutazioni dell’economia e del progresso scientifico, vi è un ulteriore motivo che non deve essere dimenticato per l’importanza che riveste.

Le anomalie storiche del sistema giustizia hanno comportato ulteriori conseguenze. Anzitutto, nella perduranza dello stato di diritto, i principi del sistema si sono posti verso i consociati come un immutabile teorema storico. In questo senso si diffuse l’opinione che questo sistema giuridico – pur con le ingiustizie ed iniquità osservabili da ognuno – garantiva la stabilità, rappresentando in modo compiuto le conseguenze delle azioni individuali. Si era creata, dunque, una forza storica che operava nel tempo, sebbene contrastata da altre forze storiche confliggenti. Questo convincimento, acriticamente accettato, in sostanza cristallizzava il potere, rendendo, di conseguenza, il sistema refrattario a quelle mutazioni sociali che, per converso, richiedevano una piu’ rapida risposta (e riforma) istituzionale.

Questi metodi di cristallizzazione basati sulla fragile costruzione alla quale si è fatto cenno sopra, sono prospettati dai media in modo scientifico ottenendo la captazione dei consensi.

L’equilibrio di un sistema dipende dall’equilibrio delle forze in campo. Se questo equilibrio si rompe, allora si verificheranno le crisi che, generalmente, presentano tre aspetti: politico, economico e sociale.

Lo Stato sociale presenta dei pericoli, nonostante la dizione accattivante, simili a quelli dello stato di diritto e, si ritiene, che abbia anch’esso fatto il suo tempo.

Infatti: l’attuazione dei principi etici dei due stati or descritti - principi vaghi, soggettivi ed imprecisati - varca i limiti della legalità e costituzionalità, aumentando la criminalità economica, politica e, soprattutto, quella organizzata.

Non si valorizza la norma giuridica, ma la partecipazione. Il perseguimento di un criterio politicizzato di giustizia sostanziale, ha relegato il diritto positivo in un angolo e si accetta che possano esistere delle forze all’interno dello stato alle quali è consentito di violare la legge.

Il potere viene esercitato con la proliferazione delle leggi e dalla loro sostituzione non meno farraginosa. Il pericolo di quest’inutile congerie di norme appare chiaro: si governa legiferando male con linguaggio politico e non giuridico. La Storia cita un altro esempio: Tacito disse: “Corruptissima re publica, plurimae leges". Cicerone descrisse il caos della congerie di leggi incomprensibili, le “pseudoleggi” (variae ad tempus descriptae).

Riepilogando: lo stato di diritto a causa delle anomalie descritte, ha creato un sistema giuridico anomalo che, conferendo una situazione di legittimità ai fatti non solo iniqui, anche socialmente ingiusti ed economicamente dannosi, ha reso un cattivo servizio all’economia ed alla scienza, che sono i motori dell’evoluzione umana, strumenti che creano benessere e migliorano la qualità della vita. Gli effetti della dissoluzione dello stato sociale sono attuali e li stiamo vivendo.

A questo punto dobbiamo chiederci: la palingenesi storica dove ci porterà, perdurando una crisi mondiale pericolosa?

La domanda non è retorica.

Un ultima osservazione: la criminalità economica ha cambiato pelle, come dicono gli esperti della materia. I reati finanziari e le altre anomalie hanno creato un humus fertile per le associazioni di stampo mafioso che si malcelano nel sistema. Infatti proteggendo certe anomalie si proteggono anche gli interessi mafiosi. Inoltre i poteri occulti possono sovrapporsi ad ogni atto gestorio utile e vuotare di contenuto lo stesso potere statuale.

a cura dell'Avv. Pietro Coticoni