I poteri di ammonimento del questore nel reato di stalking alla luce della sentenza del TAR Lombardia-Brescia n. 183/2011

Il decreto legge n. 11 del 23-02-2009, convertito in Legge 23-04-2009 n. 38, recependo un’esigenza particolarmente avvertita e non più procrastinabile, ha introdotto nel nostro ordinamento, all'art. 612 bis c.p., il reato di atti persecutori. Come è noto, integra gli estremi di questa nuova fattispecie criminosa la reiterazione di condotte moleste ed invasive della vita di un altro soggetto, tali da ridurre la vittima in uno stato di soggezione psicologica che possa sfociare in un perdurante stato d’ansia o di paura, di timore per l’incolumità propria o dei propri congiunti, o nel cambiamento delle proprie abitudini di vita.

A completamento della previsione normativa, l’art. 8 del summenzionato decreto legge attribuisce al questore un potere di prevenzione particolarmente incisivo: prima ancora di proporre la querela, infatti, la persona offesa che esponga i fatti all’autorità di pubblica sicurezza può sollecitare l’emissione di un ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi, e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonirà oralmente il presunto stalker, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Le conseguenze derivanti dall’aver ricevuto un ammonimento non sono di poco momento: in caso di ulteriore reiterazione della condotta criminosa, infatti, la pena prevista dall’art. 612 bis c.p. sarà aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito, e la procedibilità diverrà automaticamente d’ufficio.

Avverso il decreto di ammonimento è ammesso ricorso gerarchico al Prefetto entro trenta giorni dalla data di notifica, ovvero ricorso giurisdizionale al TAR entro sessanta giorni dalla notifica o dalla comunicazione in via amministrativa. Qualora si opti per il ricorso gerarchico, il termine per l’impugnazione nanti il TAR riprenderà a decorrere dalla notifica dell’eventuale decreto prefettizio che abbia respinto il ricorso. In alternativa, entro centoventi giorni, si potrà proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

La recente sentenza del TAR Brescia n. 183 del 28-01-2011 ha stabilito che il provvedimento del questore non presuppone l’acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante bensì, nell’ambito di un potere valutativo ampiamente discrezionale, la sussistenza di un quadro indiziario che renda verosimile, secondo collaudate massime di esperienza, l’avvenuto compimento di atti persecutori. Pertanto, sarà sufficiente che il questore formi il proprio convincimento sulla mera plausibilità ed attendibilità delle vicende esposte.

Agli occhi del difensore dell’ammonito la posizione del Giudice amministrativo non può non apparire eccessivamente limitativa delle libertà fondamentali dell’individuo destinatario del provvedimento, tanto più in quanto l’ammonimento è reso in assenza di contradditorio ed in difetto di comunicazione dell’avvio del procedimento. Senza il conforto del riscontro oggettivo della fondatezza dell’istanza di ammonimento, il rischio è quello di instaurare un diritto penale del sospetto, nel quale qualsiasi individuo potrebbe essere ritenuto, sulla base di mere allegazioni, un potenziale stalker, mentre la presunta vittima godrebbe di una sorta di impunità che la preserverebbe finanche dall’accusa di calunnia.