Il furto di energia elettrica con manomissione del contatore: natura ed inquadramento del reato

Il reato di furto è compiutamente disciplinato tra i delitti posti a tutela del patrimonio agli artt. 624, 624-bis (nel caso di furto in abitazione e con strappo) e 625 (circostanze aggravanti) c.p.

Il delitto di furto consiste nell'atto di impossessamento della cosa mobile altrui, attraverso la sottrazione a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri. Ai fini della legge penale deve considerarsi cosa mobile anche l'energia elettrica e ogni altra energia che sia suscettibile di utilizzazione e valutazione economica.

Il bene giuridico protetto dalla norma è da rivenirsi nella salvaguardia del patrimonio, in particolare nel legittimo uso e godimento della cosa mobile.

Affinché si realizzi il delitto di furto, sono necessari alcuni elementi fondanti.

Innanzitutto si richiede l'impossessamento da parte dell'agente della cosa mobile; deve intendersi tale il passaggio della cosa, anche per breve tempo, entro la sfera della signoria esclusiva dell'autore. Il furto si ritiene consumato quando il soggetto derubato perda la detenzione, la fisica disponibilità e la vigilanza della cosa a cagione dell'agente; infatti, se la cosa passa nelle mani altrui ma rimane sotto la sua diretta e continua sorveglianza ed egli è in grado in qualsiasi momento di riprenderne il possesso non si potrà configurare l'ipotesi di furto.

La cosa mobile deve essere di altri. Non ci può essere confusione tra la persona dell'agente e quella di colui che ha la signoria, anche di fatto, sulla cosa, nel momento in cui avviene l'evento delittuoso. Il possesso della cosa deve aversi da parte di persona diversa dall'agente; secondo una pronuncia della Cassazione, il requisito dell'altruità si può ravvisare ogni volta che vi sia almeno un soggetto, diverso dall'agente, che al momento del fatto, sia legato alla cosa da un'effettiva relazione di interesse (Cass. 229/95).

E' altresì necessario, affinché si configuri il delitto di furto, che il soggetto agisca con l'intento di trarre un profitto personale o a favore di terzi; esso può consistere in qualsivoglia utilità o vantaggio, anche di carattere non patrimoniale, e persiste anche nel caso di utilizzazione temporanea o comunque non definitiva.

L'elemento psicologico del delitto di furto è considerato di regola il dolo specifico; sorreggono tale tesi la consapevolezza dell'altruità della cosa e la mancanza del consenso dell'avente diritto, oltre al diretto vantaggio che si vuole conseguire dall'azione delittuosa; invero se chi si impossessa della cosa ritiene erroneamente, e senza colpa, di godere del consenso del legittimo titolare del diritto, verrà meno la fattispecie di furto.

E' tuttavia condivisibile anche l'ipotesi del furto con dolo eventuale, nei casi in cui l'agente commetta il reato accettando l'eventualità che la cosa, ancorché res derelicta, appartenga alla signoria d'altri.

L'oggetto del furto è la cosa mobile; rientra in questo concetto qualsiasi entità materiale, passibile di detenzione, sottrazione e impossessamento, appartenente al patrimonio d'altri e avente sotto il profilo economico, morale e finanche affettivo un valore suscettibile di valutazione in giudizio.

Il furto di energia elettrica

Per espressa previsione legislativa l'energia elettrica è da considerarsi cosa mobile a tutti gli effetti; pertanto l'utilizzo abusivo di energia elettrica, per mancanza di autorizzazione o comunque di regolare contratto con l'ente erogatore, attraverso la manomissione dei cavi conduttori o del contatore, può costituire reato punibile ai sensi dell'art. 624 c.p.

La giurisprudenza della Suprema Corte ha affrontato in numerose occasioni il caso di utilizzo indebito di energia elettrica, mediante alterazione del contatore o allacciamento diretto alla fonte di energia, oscillando tra diverse interpretazioni talora assai discordanti tra loro.

L'orientamento prevalente ed attuale è quello di considerare l'indebito utilizzo di energia elettrica, sia che avvenga tramite manomissione del contatore affinché faccia registrare un consumo minore, sia che risulti evitata qualsiasi registrazione di scatti, una fattispecie che integra gli estremi del delitto di furto, aggravato dal mezzo fraudolento ed eventualmente dalla violenza sulle cose, qualora vi sia materiale modificazione dei cavi conduttori o del contatore. L'aggravante del mezzo fraudolento, ai sensi dell'art. 625, comma II, si realizza anche quando l'allacciamento abusivo avviene attraverso un semplice mezzo “visibile”, non necessariamente occultato alla vista, in quanto trattasi di un artificio idoneo a trarre in inganno l'ente erogatore (cfr. ex multis Cass. 47170/07, 2681/05, 20136/02 e 3320/92).

La fattispecie in esame ha posto negli anni problemi di interpretazione per la comunanza ermeneutica tra la figura del furto aggravato dal mezzo fraudolento con il reato di truffa ex art. 640 c.p.

Isolate pronunce della Corte di legittimità hanno infatti sostenuto che la manomissione del contatore dell'ente erogatore al fine di assicurarsi la fruizione indebita di energia elettrica potesse configurare truffa, a causa del raggiro perpetrato ai danni dell'ente il quale, per la manipolazione sul misuratore di energia, non veniva più messo nelle condizioni di determinarne l'erogazione e di vigilarne l'uso (Cass. 1328/89 e 1102/89).

Il delitto di truffa si distingue infatti dal furto con mezzo fraudolento nella circostanza che nella truffa il consenso del soggetto passivo viene estrapolato attraverso gli artifizi e i raggiri e talvolta è accompagnato dalla collaborazione di quest'ultimo; nel furto, al contrario, l'impossessamento della cosa mobile avviene sempre invito domino, ovvero senza il consenso del titolare del diritto. Pertanto è radicalmente differente il modo in cui l'agente consegue il profitto.

Il reato di furto è un reato istantaneo, in quanto la consumazione matura e coincide con l'esatto momento in cui avviene l'acquisita disponibilità della cosa mobile, anche per brevissimo tempo. Nel caso del furto di energia elettrica, la continuità della sottrazione, avvenendo con flusso perdurante e protratto nel tempo, fa si che la consumazione si protragga per tutto il periodo in cui dura la condotta illecita (Cass. 12716/01). Pertanto tale fattispecie deve essere trattata come reato permanente e quindi, ai sensi dell'art. 158 c.p., la prescrizione del reato stesso inizia a decorrere dal momento in cui cessa l'attività del colpevole.

Secondo l'attuale orientamento della Cassazione, con l'allaccio diretto alla rete elettrica, bypassando il contatore, si integra il reato di furto aggravato dal mezzo fraudolento, ai sensi dell'art. 625 secondo comma c.p., che prevede la pena della reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 103,00 € a 1032,00 €.

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