Disciplina del divorzio - guida allo scioglimento del matrimonio (II parte)

Con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale può disporre l’obbligo, in capo ad uno dei coniugi, di corrispondere periodicamente all’altro, purché privo di mezzi adeguati, l’assegno c.d. divorzile.

I criteri di quantificazione dell’assegno, esattamente indicati nell’art. 5 co. 6 della L. 898/1970, comprendono le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, il reddito di entrambi, e devono essere rapportati alla durata del matrimonio. L’obbligo di corresponsione dell’assegno, che è soggetto ad adeguamento automatico annuo sulla base degli indici ISTAT, cessa qualora il coniuge beneficiario contragga nuovo matrimonio. Peraltro, le parti possono accordarsi nel senso di una corresponsione una tantum: in questo caso, assumendo la corresponsione in unica soluzione la veste di assegno periodico capitalizzato, non sarà possibile far valere alcuna altra pretesa economica, a scapito anche di un eventuale successivo stato di bisogno del beneficiario. Inoltre, il coniuge beneficiario dell’assegno divorzile avrà diritto alla pensione di reversibilità e ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto, ancorché maturata dopo la sentenza.

Con la sentenza di divorzio la donna, salvo autorizzazione del Tribunale a mantenerne l’uso, perde il cognome dell’ormai ex coniuge.

Naturalmente l’obbligo dei genitori di mantenimento, istruzione ed educazione della prole permane dopo il divorzio ed anche in caso di nuovo matrimonio di uno o di entrambi i genitori. Il Tribunale decide in ordine all’affidamento, congiunto o alternato, dei figli, e in quest’ultimo caso, a quale genitore affidarli. Il genitore affidatario avrà l’esercizio esclusivo della potestà, anche se le decisioni di maggiore interesse devono essere adottate da entrambi. Il genitore non affidatario, per il quale il Tribunale stabilisce misura e modo con cui provvedere ai figli, nonché le modalità di esercizio del diritto di visita, ha il diritto-dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione, potendo ricorrere al Tribunale qualora ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli rispetto al loro interesse. Qualora vi siano figli minori, ciascun genitore è, poi, obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, il cambiamento della residenza o del domicilio, pena il risarcimento dell’eventuale danno.

Normalmente l’assegnazione della casa familiare segue l’affidamento dei figli. In ogni caso, però, il Giudice, tenuto conto delle condizioni economiche dei coniugi, dovrà favorire il coniuge più debole. Giova sottolineare che l’assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ex art. 1599 cod. civ.

L’art. 8 prevede una serie di strumenti atti a garantire il coniuge beneficiario dell’assegno (per sé o per i figli) dal pericolo della mancata corresponsione: l’obbligato può essere tenuto a prestare idonea garanzia reale o personale; la sentenza costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale; il pagamento diretto da parte del terzo tenuto a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato può essere ottenuto, senza il ricorso al Giudice, semplicemente attraverso la messa in mora a mezzo raccomandata A.R. del coniuge inadempiente per almeno trenta giorni e la successiva notifica al terzo del provvedimento con il quale è stata stabilita la misura dell’assegno.