La cartolarizzazione. Riflessioni sul nulla

La cartolarizzazione prende le mosse dalla L. 130/1999 del governo D’Alema.

Dopo l’uscita dalla SME nel 1992 a causa delle manovre del finanziere Soros, svalutazioni selvagge della Lira, le banche, già aggravate dai prestiti alla P.A., dalla finanza allegra e dall’insolvenza delle imprese e dei privati, effettuarono la c.d. “cartolarizzazione”. In buona sostanza, questa legge consentì alle banche di cedere i crediti “in sofferenza” a delle società appositamente costituite con capitale minimo di venti milioni di lire.

Questi crediti furono pagati con mere “promesse di pagamento”, oppure derivati ed Hedge fund. Non era garantito in alcun modo il “nomen verum” ed il “nomen bonum” del credito ceduto.

La cessione avveniva, per così dire, “in monte”, cioè un coacervo di crediti non identificati assunti come iscritti ad un’azienda bancaria, come previsto dall’art. 58 del TU bancario, che sconvolse tutte le regole della civilistica. La notifica della cessione del credito venne eliminata per cui ogni soggetto puo’ essere debitore di queste fantomatiche società senza saperlo, né identificare in via preventiva chi agirà per la riscossione.

Una di queste società era la Castello gestione crediti srl. Che diede luogo a contestazioni sindacali al momento del suo assorbimento nell’Italfondiario spa.

Queste società si trovarono ben presto di fronte ad una sgradita sorpresa. I crediti ceduti, anatocizzati, in sostanza non erano crediti “in sofferenza” bensì la banca era debitrice di somme rilevanti verso i meramente  assunti debitori per aver applicato illecitamente l’anatocismo.

Per porre rimedio a questo stato di cose, il governo D’Alema emanò il c.d. decreto salvabanche con il quale tentò di rendere lecito l’anatocismo. Le successive vicende sono note. Immagini ognuno cosa sarebbe successo se le banche avessero agito “in executivis” contro  meramente assunti debitori, che tali non erano, per un ammontare di circa 300 miliardi di euro! Ogni commento guasterebbe!

Fortunatamente la Consulta fulminò questo decreto.

Successivamente ancora le S.U della Cassazione eliminarono una volta per tutte l’anatocismo dal mondo giuridico.
Un esempio tra i tanti: l’Italfondiario spa assorbì la citata società Castello gestione crediti srl, in ambasce dopo la citata sentenza delle SU.

Il socio di maggioranza dell’Italfondiario è la famosa Fortress Investment group, nota alle cronache per i titoli tossici, nonché corse di cavalli e acquisto di casinò.

Queste società, mosse da Wall Street come è arcinoto, aggrediscono i patrimoni italiani per la predetta somma di circa trecento miliardi di euro.

In sostanza i debitori siamo noi, senza saperlo mentre siamo, per converso e sempre senza saperlo, creditori.
L’attuale governo non è intervenuto incisivamente per eliminare questa figura e neppure ha introdotto mezzi incisivi per troncare questo sconcio giuridico.

E’, dunque, appena il caso di osservare che questa attività in certi stati sarebbe oggetto di pesanti sanzioni penali.
A questo punto è auspicabile che i magistrati mettano la “mano dura”, proseguendo i procedimenti penali in corso.
Vi è ancora da aggiungere che in molti casi la criminalità organizzata acquista con notevoli sconti patrimoni immobiliari intestandoli a prestanomi.

Ora qualche mente sta studiando la “cartolarizzazione della cartolarizzazione" a livello globale.  Possiamo già prevedere i risultati.

Se paragoniamo questo periodo a quello della banca Romana e se osserviamo gli elementi della crisi del 1929, possiamo comprendere perché nascono i tiranni.

D’altronde non è una novità: sant’Agostino scrisse una frase che puo’ adattarsi a molti governi:
“Quid sunt regna nisi nimia latrocinia?” ( che cosa sono i regni se non grandi ladrocinii?).

Lo sfacelo dello stato sociale (v. Stato di diritto e stato sociale il timore della palingenesi o dello status ex quo ante) ha comportato un aumento in progressione geometrica della criminalità economica.
Non auspichiamo una rivoluzione, ma un movimento di riforme, non affidato a questa classe politica.